L'andamento della spesa sanitaria in Italia

data inserimento 12-07-2010 wm

Dati OCSE di confronto tra i vari paesi europei

Nei Paesi più ricchi del mondo la spesa sanitaria cresce troppo velocemente, in media il doppio rispetto a quanto cresce il Pil.
Se nel 2000 per curarsi si spendeva in media il 7,8% del prodotto interno lordo, nel 2008 si è raggiunta quota 9% della ricchezza prodotta ogni anno.
L’allarme arriva dall’Ocse e riguarda anche l’Italia, dove in otto anni i costi sanitari sono cresciuti a un ritmo dell’1,9% all’anno mentre la ricchezza aumentava solo di uno striminzito 0,4 per cento.
Meno della media Ocse comunque dove i costi sanitari sono cresciuti a un ritmo doppio rispetto al nostro: per l’esattezza del 4,2% all’anno, mentre il Pil saliva in media del 2,2 per cento.
Dal nuovo confronto emerge comunque, come il nostro Paese possa contare su di un sistema sanitario tra i meno costosi: per garantire la nostra salute nel 2008 abbiamo speso il 9,1% del Pil, poco più della media Ocse che è il 9 per cento. Una performance che ci mette al quindicesimo posto su 31 Paesi presi in considerazione dall’ultimo confronto appena pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Se si prende, però, come metro di misura la spesa pro capite la performance è anche migliore: ogni italiano “consuma” 2.870 dollari all’anno per curarsi (nell’Ocse la media è 3.060 dollari).
In questa nuova classifica l’Italia scende così al 19° posto, dietro a tutti i principali Paesi europei (Grecia esclusa). E dietro soprattutto agli Usa che per le cure sborsano il doppio di noi: il 16% del Pil e 7.538 dollari all’anno.
Tra i “big” spendono più di noi anche la Francia (l’11,2% del Pil e 3.696 dollari pro capite), la Germania (il 10,5% del Pil e 3.737 dollari) e il Belgio (10,2% e 3.677 dollari).
Toccano quasi quota 10% della ricchezza prodotta ogni anno spesa per la Sanità anche Portogallo (9,9%), Olanda (9,9%), e Danimarca (9,7 per cento).
Risultiamo meno “risparmiosi”, invece, se si prende in considerazione la sola spesa pubblica: le risorse cioè che lo Stato mette a disposizione per tenere in piedi il Ssn. L’Italia con il 7% della ricchezza nazionale investita nella Sanità pubblica resta infatti ancora dietro ai Paesi più ricchi - come Francia (8,7%), Danimarca (8,2%), Germania (8,1%) e Olanda (7,4%) - ma sopra alla media Ocse che è del 6,5% sul Pil.
L’Ocse avverte anche che i continui cambiamenti, le aspettative della popolazione e l’invecchiamento demografico continueranno a spingere al rialzo la spesa in futuro, mettendo sotto ulteriore pressione i bilanci pubblici. A far balzare in avanti i costi - aggiunge l’organismo di Parigi - è anche lo sviluppo delle nuove tecnologie mediche come a esempio quelle destinate alla diagnostica. A esempio, le apparecchiature per la risonanza magnetica sono più che raddoppiate (in numero per abitante) tra il 2000 e il 2008, raggiungendo le 13 unità per ogni milione di abitanti contro le 6 del 2000. Un fronte, quest’ultimo, su cui l’Italia risulta tra i Paesi capofila.
Come per le risonanze magnetiche: ne abbiamo di più - assieme a Usa, Giappone e Grecia - rispetto agli altri Paesi.
Conserviamo infine numeri da primato per la pletora medica, anche se il trend negli ultimi anni è in netto calo: nel 2008 - secondo il confronto con gli altri Paesi - si contavano in Italia 4,2 camici bianchi per mille abitanti rispetto alla media Ocse di 3,2. Di infermieri ne abbiamo invece troppo pochi: se ne contano 6,3 per mille abitanti contro i 9 di media dei Paesi Ocse.

da Il Sole 24 ore Sanità - Marzio Bartoloni

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