Il Piano oncologico nazionale 2010-2012

data inserimento 29-01-2010 wm

guerra ai "viaggi della speranza" e riconosce esplicitamente la necessità di porre rimedio al gap che continua a spaccare l'Italia

22 gennaio 2010
Fazio presenta il «Piano tumori 2010-2012»


Per migliorare la lotta ai tumori nel nostro Paese va ridotto il divario «tecnologico, organizzativo e assistenziale» tra le varie Regioni. Il Piano oncologico nazionale 2010-2012, presentato oggi dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, dichiara guerra ai "viaggi della speranza" e riconosce esplicitamente la necessità di porre rimedio al gap che continua a spaccare l'Italia. Uno squilibrio che si riflette nell'epidemiologia: al Nord ci si ammala di più, ma la mortalità rallenta; al Sud i malati sono di meno ma i decessi aumentano.

Gli scenari disegnati dal Piano sono sostanzialmente quattro: la prevenzione, il percorso del malato oncologico nel Ssn, il rinnovo tecnologico delle attrezzature e l'innovazione. Quest'ultima, in realtà, è il filo conduttore del documento, che ripone nelle tecnologie la speranza di potenziare l'efficacia e l'efficienza delle cure. Rintracciando però nel modello organizzativo della «rete» la strada principe per garantire ai malati un'assistenza di qualità.


La prevenzione. L'esigenza di intervenire c'è, anche alla luce dei numeri: nel 2008 i nuovi casi di tumore sono stati circa 254mila, e l'incidenza non accenna a fermarsi, soprattutto per le donne. La mortalità però si è progressivamente ridotta e continuerà a farlo: nel 2006 i decessi sono stati 168mila, nel 2010 si prevede siano circa 122mila. Merito della migliore sopravvivenza dei malati, grazie ai passi avanti delle terapie e della chirurgia: si stima che il 2,8% degli italiani abbia avuto nel corso della sua vita una diagnosi di cancro e si prevede che quest'anno il numero assoluto arrivi a 1,9 milioni, donne al 56%. I big killer sono sempre gli stessi ma le buone notizie non mancano. Il tumore alla mammella è in crescita fin dagli anni Ottanta (complice l'invecchiamento della popolazione), però uccide sempre meno: circa 20 decessi ogni 100mila donne, contro i quasi 40 del 1990. Il cancro alla prostata è marcatamente in aumento anche grazie alla diffusione del test per il Psa, ma la sopravvivenza a cinque anni è arrivata all'83%. Più preoccupante l'aumento senza tregua dell'incidenza del tumore del colon retto e dell'incidenza e della mortalità del cancro al polmone, specialmente tra le donne.

Le reti. Il leit motiv del Piano, messo a punto da una commissione di 36 esperti coordinati da Armando Santoro, direttore del Dipartimento di oncologia dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano, è uno: la «presa in carico globale» del malato (simultaneus care), attraverso un approccio «multidisciplinare e multidimensionale». Che implica il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema, a partire dai medici di famiglia, in veste di counsellor e "supervisori" dell'intero percorso di cura. È chiaro che l'ospedale resta lo snodo fondamentale, e quello che rivela le maggiori criticità: nel 2006 i ricoveri per tumore sono stati 761mila (il 9,38% del totale), con un'incidenza maggiore al Centro-Nord. Tolti i viaggi legati a motivi di vicinanza geografica o alla necessità di usufruire di centri di alta specialità, gli altri costituiscono la «migrazione evitabile». Dovuta - si legge nel Piano - a «un'offerta ospedaliera carente sia in termini numerici che di qualità reale o percepita» e all'«inadeguatezza della rete di assistenza primaria». Carenze che bisogna colmare.

Innovazione. Negli ultimi anni l'oncologia ha cambiato vocabolario: parole come biobanche, medicina molecolare, biofarmaci e terapia cellulare stanno stravolgendo i canoni tradizionali. Il Piano le esamina e le traduce in proposte operative: censire le biobanche entro la fine del 2010, definire un sistema di governance della rete entro il 2012, sviluppare e codificare sotto forma di linee guida una classificazione bio-molecolare delle neoplasie, definire marcatori per l'uso appropriato dei nuovi farmaci, approntare manovre in fase pre e post-marketing per «garantire il miglior farmaco al miglior paziente» e assicurare la sostenibilità del sistema.
Formazione e comunicazione sono gli ultimi due aspetti che il Piano invita a non dimenticare.


IL TESTO:

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